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martedì 19 aprile 2016

Comunicato N°4 della "Fase Zero" - "Nessun inizio Lavori, Nessuna Colluttazione"

Comunicato N°4 della "Fase Zero" - 
"Nessun inizio Lavori, Nessuna Tensione" 


Buongiorno a tutti. iniziamo col dire che ieri è stata una giornata abbastanza impegnativa e possiamo assicurare che non sono iniziati i lavori e tanto meno ci sono state colluttazioni tra gli attivisti e gli operai, il tutto si è svolto in tranquillità con buona pace di qualche media che dice il contrario. Crediamo di esserci trovati di fronte al primo tentativo di forzatura del’ iter. Diciamo "crediamo" per lasciare un poco di margine all'errore umano, e Tap, di errori, ha riempito tutta la sua storia.

Ieri, la ditta appaltatrice, che risponde in prima persona per le prescrizioni e per le procedure sul cantiere, doveva effettuare delle prove di carico sul terreno dove dovrebbe venire la strada di accesso al mictotunnel. Le prove dovevano essere tre e per queste prove non è previsto nessun tipo di lavoro che alteri lo stato dei luoghi. Noi eravamo sul posto ed abbiamo fatto intervenire l'ufficio tecnico ed i vigili del comune di Melendugno che subito, come del resto avevamo fatto notare anche noi, non ha permesso agli operai l'utilizzo del bobcat. La ditta impediva il traffico e i loro mezzi hanno intralciato la viabilità fermando anche il passaggio dei contadini di zona. La cosa paradossale è stato che l'operatore dell’almaroma, istituto di vigilanza di TAP, ha chiamato i carabinieri perché una delle nostre macchine, ferma allo stop’ ed impossibilitata da loro a passare, intralciava il traffico.

 La giornata è finita presto, intorno alle 14, senza che la ditta abbia effettuato tutte e tre le prove. A che serviva il bobcat, ad iniziare abusivamente la strada con la scusa delle prove? Come mai la segnalazione dei lavori arriva in comune sempre il venerdì notte? Come mai questi signori stanno volutamente forzando la mano? Vogliono lo scontro? Un decreto d'urgenza? Hanno paura delle loro stesse carte? Mentre eravamo sul posto abbiamo sentito chiaramente un tecnico al telefono lamentarsi che il tracciato non corrispondeva con i puntamenti GPS, denunciamo da tempo che questo progetto è campato in arie e senza punti sicuri, inutile dannoso ovunque venga fatto.

La dimostrazione l’abbiamo avuta oggi quando abbiamo visto gli archeologi, incaricati da tap , intenti nel ricontrollare per l’ennesima volta il tracciato, si trovavano nelle cave vicino l’abbazia di San Niceta, un ammasso roccioso di rilevante interesse storico.

Ribadiamo che consideriamo questo progetto dannoso per l’economia e l’ambiente ma anche per le ditte interessate agli appalti. Vorremmo avvisare tutti i salentini che preferiscono i soldi di tap alla dignità e all’etica e le ditte appaltatrici che pagheranno in termini legali ogni errore di tap (tap vi pagherà il 65% a fine lavoro e il restante a collaudo dell’intera opera e se quest’opera non sarà mai collaudata non vedranno i loro 35% che più o  meno dovrebbe essere il guadagno)..

Oggi è un nuovo giorno. Oggi si continua a #controllareTap. Avvisateci per ogni movimento che vedete non provate a fermarli ci penserà l ufficio tecnico e le loro stesse carte, non è il momento ne di rischiare ne di fare un favore a Tap. Abbiamo la ragione e gli studi dalla nostra e speriamo in breve anche una sentenza che faccia un poco di pulizia. Tap e Tempa Rossa, Tap e Xilella, Tap e diritti umani in Azerbaijan, Tap e lobby - pd, tap e inutilità.

domenica 10 gennaio 2016

Continua la saga delle balle spaziali
Ciò che non si dice su: L'approdo a Cerano e la autosponsorizzazione di Emiliano; la truffa della Xylella ed il gasdotto. Le prescrizioni ministeriali.




Ci scusiamo se all'interno del testo si può incorrere in termini tecnici e tecnicismi ma ci preme essere precisi. La delicatezza degli argomenti e del momento storico ci impone questo per non dare alla società TAP la possibilità di rifuggire in giustificazioni inesistenti e create giusto per confondere le idee.

In queste ultime settimane sulle pagine dei giornali e nei media sono comparse delle notizie che se non si hanno i giusti strumenti a disposizione é molto complesso mettere insieme e cercare di darne una spiegazione e senso logico. Si sono così intrecciati diversi argomenti e battaglie che fanno correre il serio rischio di disorientare chiunque voglia essere aggiornato. Ha avuto prime pagine la proposta del governatore Emiliano di spostare l'approdo presso Cerano, paventando una eventuale riconversione dal carbone della centrale di ENEL. Molta risonanza ha avuto la notizia dell'imminente espianto di centinaia di ulivi, che sono ritenuti infetti da Xylella  lungo il tracciato del gasdotto. Ultima per ordine di tempo ma non per importanza le prescrizioni fatte dal ministero che mettono in dubbio la genuinità di tutto il progetto.

Punto d'approdo:
piuttosto che uscire con specifici comunicati abbiamo ritenuto più importante stare sul pezzo riguardo all'ottemperanza alle prescrizioni.
È ora venuto il momento di rendere più chiaro il lavoro contenuto in migliaia di pagine.
Prima di tutto chiariamo che il progetto del gasdotto TAP è stato presentato a Melendugno, e i permessi sono a Melendugno e che la proposta alternativa della regione Puglia ha l'indubbio merito di mettere in luce le carenze progettuali della Trans Adriatic Pipeline in vista della discussione del ricorso avverso alla VIA(Valutazione d'impatto ambientale).
Del resto è documentato che se TAP non comincia i lavori entro il 16 maggio,oltre a perdere l'Autorizzazione Unica rilasciata dal MISE,perde anche l'Esenzione Accesso Terzi(TPA) rilasciata dalla Commissione Europea.
Un passaggio non meramente tecnico, perdere la TPA significa perdere l'aggiramento in deroga alla normativa europea in materia,e non garantire più a TAP un artificiosa sostenibilità finanziaria.
Mentre una società che costruisce infrastrutture energetiche in Europa deve garantire l'accesso a operatori terzi, TAP sottostando una tempistica ben calendarizzata, e fregiandosi di una presunta strategicità ha ottenuto l'esclusiva sull'opera e sulla vendita del gas trasportato,questa è in sostanza la TPA.
Questa esclusività ha aperto le porte di cospicui finanziamenti da parte di fondi sovrani, BEI, BERS, ecc...
È chiaro, con questo quadro, che lo spostamento di approdo non rientra nella calendarizzazione della TPA e nell'artificiosa sostenibilità economica del TAP.
È altrettanto chiaro che questo quadro è il metodo che rende economicamente sostenibile un opera INUTILE e DANNOSA.
Attualmente, spostare il TAP significa far morire il progetto. Ogni volta che viene rimesso in mezzo lo spostamento dell'approdo e la conversione di Cerano ci sta qualcuno che sta gettando fumo o tenta di farsi un po' di pubblicità, o peggio ancora soltanto far vedere che se ne sta interessando. Abbiamo incontrato due categorie frequentemente che utilizzano strumentalmente lo spostamento dell'approdo: politici e opinionisti da bar.
Il comitato NO TAP é da sempre stato contrario al TAP in ogni sua ubicazione. Perché portatore di distruzione ambientale e dell'ecosistema, strumento del capitalismo, sanguisuga di risorse naturali, annientatore di diritti umani, vettore di profitti loschi, cavallo di troia del malaffare, simbolo di un sistema di sviluppo che vorremmo cambiare.

Prescrizioni e ottemperanze:

Il DM223 del 11/09/2014 con cui TAP ha ottenuto la VIA prevede 58 prescrizioni del ministero dell'ambiente e 16 del ministero dei beni culturali.
Queste prescrizioni, sono divise in “anteoperam”, ”durante la costruzione”, ”postoperam”.
Nelle prescrizioni “anteoperam” si è concentrata la battaglia di questi mesi, queste prescrizioni devono essere ottemperate PRIMA dell'inizio della costruzione del cantiere.
Due prescrizioni “anteoperam” , la A3 e la A5, sono salite a gli altari della cronaca in questi giorni.
Queste prevedevano verifiche geologiche, idrogeologiche, di dettaglio e la verifica di fattibilità del microtunnel o di un progetto alternativo per il punto d'approdo.
È chiaro che anche se non si è a conoscenza della questione, corra il sospetto un po' a tutti che prima di partire con un cantiere si debba avere un progetto.
Ma pare che TAP non sia dello stesso parere e il ministero a sospeso la valutazione.
Sia chiaro che delle 58 prescrizioni, 40 sono “anteoperam”, quindi la A3 e la A5 sono solo l'inizio dei problemi.

TAP ed espianto degli ulivi:

Il DM223 della VIA prevede l'espianto, la messa a dimora, e il reimpianto di 1900 ulivi con diametro superiore a 30cm.
La prescrizione “anteoperam” A44 parla esattamente dei piani di gestione di queste operazioni.
Certo è che per TAP se un batterio da quarantena colpisse gli ulivi vietandone per decreto il reimpianto sarebbe una manna dal cielo, quanto costa espiantare, mettere a dimora e reimpiantare e garantire la produzione “postoperam”?
Il dato certo è che 29 aziende in agro di Melendugno, alcune interessate dal tracciato TAP, hanno denunciato infezioni da xylella, il presunto “batterio killer” degli ulivi.
Quindi tutto apposto, sarà lo Stato a risarcire gli ulivi estirpati colpiti dalla xylella lungo il percorso TAP.
Tutto bene fino al 18 dicembre 2015 quando la magistratura ha posto sotto sequestro tutti gli ulivi salentini, sospettando che non sia proprio tutto chiaro dietro la questione CO.DI.RO. (disseccamento rapido degli ulivi).
La manna dal cielo per TAP, improvvisamente si rivolta contro.
La corsa di TAP in queste settimane dopo il 18 dicembre è nel dimostrare che gli ulivi lungo il tracciato non sono colpiti da Co.Di.Ro. In aperto contrasto con le denunce presentate in tempi non sospetti.
Sarà la procura a decidere se confermare il sequestro e quindi bloccare la partenza dei lavori.

Il comitato NO TAP continuerà la sua lotta perseguendo l'obiettivo di impedire la realizzazione di questa Grande Opera Distruttiva Inutile Imposta fino alla vittoria! Continuando a ribadire che riteniamo questa OPERA INUTILE sia in Salento che in qualsiasi altro sito.
NO TAP NE QUI NE ALTROVE

mercoledì 10 dicembre 2014

Sblocca - Italia e TAP, coordinare le lotte per bloccare la devastazione. La lotta NO TAP a Napoli

di Mauro C.




Nel cuore di Napoli il sette dicembre scorso si è tenuta la prima assemblea del centro sud contro lo sblocca Italia. Una prima assemblea che ha visto una partecipazione numerosa da diverse organizzazioni, collettivi, comitati e movimenti territoriali che oggi lavorano contro grandi opere e sfruttamento del territorio. Dal gasdotto tap alle trivelle in Basilicata. I NO TAP erano lì. Ci si è incontrati per discutere intorno al decreto sblocca Italia che vede imporre un quadro normativo, a livello nazionale, che supera la competenza decisionale di enti come regione e comuni in materia di opere pubbliche e non. Creando questa rigidità fornisce anche a chi è critico la possibilità di condividere percorsi di contestazione per tutto il territorio nazionale.

Da qui si è aperta la necessità di sperimentare un percorso di lotta condivisa e comune.
La logica sottesa allo "Sblocca/Italia" è quella della messa a valore del territorio, delle risorse naturali, di segmenti protetti dell'economia e gestiti in maniera privatistica: il saccheggio è l'unica via d'uscita per un capitalismo incapace di recuperare saggi di profitto che consentano un nuovo ciclo di accumulazione.



L'assemblea si è conclusa con le seguenti proposte: organizzare una campagna nazionale sullo "Sblocca/Italia" che sia alimentata da varie assemblee macroregionali che connettano le varie istanze provenienti dai territori in vista di una assemblea nazionale da tenersi nei primi mesi del prossimo anno; all'interno di questo percorso, convocare una manifestazione nazionale che componga in un evento particolare tutti i percorsi che matureranno in coordinamento nei prossimi mesi; sostenere una manifestazione nazionale in Basilicata da tenersi nel mese di gennaio.
Di seguito il comunicato dell'assemblea:
Ad un mese dalla mobilitazione di Bagnoli del 7 Novembre, sull’onda delle mobilitazioni di questi mesi (da Potenza alle marce contro il biocidio) si è svolta la prima partecipatissima assemblea del centro-sud contro lo SbloccaItalia.
Un primo importante momento di confronto, con centinaia di partecipanti, tra realtà, organizzazioni, coordinamenti, comitati e resistenze territoriali con l’obiettivo di costruire unitariamente una campagna contro la legge SbloccaItalia, inserita all’interno di una generale aggressione del capitale alle condizioni di vita, economiche, sociali ed ambientali.
L’articolato del decreto è una raffica di misure per la svendita del patrimonio immobiliare pubblico, la deregolamentazione degli interventi edilizi, il rilancio indiscriminato delle grandi opere inutili, l’incentivazione degli strumenti finanziari a servizio della speculazione, la promozione degli impianti per l’incenerimento dei rifiuti, commissariamenti, l’agevolazione delle trivellazioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi, la proliferazione di gasdotti e gassificatori.
Passato con l’ennesima fiducia al Senato con l’accelerazione da parte dell’esecutivo, il governo con lo Sblocca-Italia è riuscito paradossalmente nell’intento di unire le tante vertenze territoriali.
L’esigenza di una campagna nazionale nasce non solo per includere le singole vertenze in un contenitore che le rafforzi ma anche e soprattutto a prefigurare un movimento effettivamente unitario che contrasti questo decreto nella sua interezza essendo inserito organicamente nella logica politica che ispira tutte le controriforme del governo Renzi sul lavoro, la scuola, la casa, il governo del territorio, i servizi locali: dal Jobs act alla Buona scuola, dalla legge Lupi sull’urbanistica al Piano casa.
L’assemblea esprime l’esigenza di costruire in maniera condivisa, con i tempi ed i passaggi opportuni, uno spazio di coordinamento che connetta tutte le vertenze in prospettiva di un superamento della pur positiva esperienza delle reti di mutuo soccorso.
Si valuta positivamente la proposta di una mobilitazione coordinata sui territori da realizzarsi entro fine Dicembre, possibilmente lo stesso giorno, per spingere le Regioni ad impugnare lo Sblocca-Italia di fronte alla Corte Costituzionale.
Sul piano organizzativo, e’ stata condivisa la proposta di costruire una assemblea nazionale attraverso assemblee di macro area. Il 14 dicembre si terra’ presso Pescara la assemblea delle realtà di Abruzzo, Molise e Marche. Per quanto riguarda il Sud, si e’ espressa l’esigenza di ampliare la rappresentatività dell’assemblea di oggi, lavorando ad un nuovo momento d’incontro anche con altre realtà meridionali; per tale incontro si e’ individuata la data del 18 gennaio, presso un luogo più baricentrico rispetto al sud quale la Certosa di Padula - Salerno. Attraverso questo appello ed i contatti con i comitati attivi del nord, si sollecita la convocazione di un assemblea di macro-area anche nel Nord. In modo da arrivare ad un assemblea nazionale verso la metà di Febbraio con la proposta all’ordine del giorno di una mobilitazione unitaria e nazionale contro lo Sblocca-Italia.
Ribadiamo che chi “devasta e saccheggia” è lo Stato, il quale mentre attacca le comunità che si oppongono ai processi speculativi assolve chi inquina ed uccide come nel caso del processo Eternit.
La generalizzazione delle lotte è la risposta politicamente più forte all’ondata repressiva che sta montando contro le esperienze di resistenza sui territori: dalla NoTav a Bagnoli, passando per le accuse ai NoTriv lucani, fino ai NoMuos.
Le varie iniziative che si svilupperanno sui territori già calendarizzate potrebbero condividere l’utilizzo di un unico canale comunicativo (anche attraverso hashtag in rete “No #SbloccaItalia”) che dia il senso della costruzione di un unico coordinamento inclusivo.