Di Marco Santoro Verri
Oggi ho fatto un giro dentro Melendugno.
Si parlava di questa stupidissima ordinanza che vieta la balneanzione e
la navigazione, entro i 50 metri dalla costa, per paura di caduta della
falesia.
Ho fatto questo giro, come ogni mattina per prendere il caffè al bar e farmi una chiaccherata. Ho trovato la gente
preoccupata, ma preoccupata per la demenza e le cattiverie di TAP. Tutti, e dico tutti, hanno capito che TAP, come iena, altro non
aspettava, pronti a comprare il consenso della popolazione. Ho
visto orgoglio nei miei concittadini, l'
ho visto nei loro occhi e nel ghigno del loro sorriso sarcastici. I miei
concittadini adesso hanno ancora più chiaro chi è il nemico. La Falesia
cede da sempre, è la NATURA, TAP E I SUOI RICATTI NO.
Ora, chiederei a chi ha più capacità politiche di me, a chi è all'interno di chi fortemente vuole questa TAP per noi assolutamente inutile, a chi si è occupato in passato di indagare contro le speculazioni, chiederei al Sig. +Michele Emiliano o al Sig. +Matteo Renzi questo: - la
piattaforma arriverà lo stesso? o miracolosamente l'ordinanza sarà
sospesa per TAP? ma soprattutto chi ha chiesto a TAP di integrare le
nuove prospezioni? chi fa giocare a TAP il terzo TEMPO DI UNA PARTITA
CHE HA PERSO?
Da qualche giorno TAP licenzia personale, ma
sponsorizza le assunzioni, ecco come fanno ad arrivare ai posti di
lavoro promessi, ogni tanto licenziano per assumere. Questa è l'altro
ricatto in cui non cascare.
NO TAP NE QUI NE ALTROVE
Pagine
lunedì 10 marzo 2014
lunedì 24 febbraio 2014
CHE COSA SUCCEDE NEL CANALE DI OTRANTO?
di Gianluca Maggiore
Una delle funzioni del comitato è proprio questa, fare chiarezza dove non ce
n’è.
Partiamo dall'inizio, dalla base autorizzativa che dovrebbe permettere a TAP di effettuare l'attuale ciclo di prospezioni.
Partiamo dall'inizio, dalla base autorizzativa che dovrebbe permettere a TAP di effettuare l'attuale ciclo di prospezioni.
In data 13/02/2014 la CP di Otranto emana un’ ordinanza che autorizza “AI SOLI FINI DELLA SICUREZZA IN MARE” la Nautical Tide e la Odin finder ad eseguire delle operazioni inerenti l'iter della VIA per progetto TAP. Come indicato nell'art.4 dell'ordinanza, la stessa non esime i richiedenti dal munirsi di altre autorizzazioni previste dalle normative ed inoltre, l'ordinanza, impone nell'art.1 un limite minimo di 400m di distanza dalla costa per l’esecuzione di tutte le operazioni.
A nostro parere e dei legali che ci seguono, la Nautical Tide, per la natura delle prospezioni da eseguire (carotaggi fino a 30m nel fondale), dovrebbe ottenere permessi molto più complessi di una semplice ordinanza ai soli fini della sicurezza.
Nell'ordinanza è anche inserita (allegato 1-2) la cartina con la stretta fascia in cui le 2 unità sono autorizzate a lavorare, praticamente in un corridoio nello specchio di mare di fronte San Foca.
Con qualche giorno di ritardo, anche a causa delle lamentele del primo cittadino di Melendugno indirizzate alla CP di Otranto, le prospezioni hanno inizio, con il comitato che, tramite l'AIS (Automatic Identification System) tiene sotto controllo i movimenti delle unità interessate.
Il primo intoppo avviene la sera di venerdì 21 febbraio: tutte e due le navi simultaneamente spariscono dagli schermi della versione libera dell'AIS (http://www.marinetraffic.com ). Da questo momento in poi è il caos.
Più cittadini, che vivono o frequentano abitualmente San Foca, iniziano a segnalare l'avvicinarsi delle navi alla costa, soprattutto la Nautica Tide ed in rete, cominciano a circolare foto inquietanti di questo gigante di 75m a poca distanza dai famosi scogli che circondano “San Basilo” e la “Caciulara”- così sono denominate, dagli abitanti del luogo, le piccole spiagge antistanti il corridoio autorizzato-.
La Nautical Tide dà bella mostra di sé a tutti gli avventori che si cimentano
in decine e decine di scatti. Secondo la CP tutti in allucinazione
collettiva, perché la nave rispetta i limiti imposti, ma su questo i dubbi
alzati dalle foto sono veramente tanti.
Ma lasciamo la Nautical Tide in tutta la sua smisurata evidenza e cerchiamo invece la Odin Finder: ma dove è finita?! Ci aveva trasmesso l’ultimo segnale puntando il largo a più di 10Mn da San Foca, e lì noi pensavamo che fosse, al largo, rispettosa dell'ordinanza e della sicurezza!
Fra sabato e domenica si sprecano gli scatti artistici del gigante di lamiera e della sua trivella incastonato fra Punta Cassano e San Foca, la Nautical Tide è a lavoro e, secondo alcuni, le vibrazioni si avvertono anche dalla terra ferma.
La rete viene inondata di foto, anche noi del comitato siamo stati colti dalla “febbre da turismo industriale”, cercando di carpire i segreti della nave. La vicinanza è tale che sembra quasi si possa colpirla con un sasso, ma tanto nessuno ci crede, “allucinazione collettiva”.
Lasciata la vena poetica, drammaticamente non supportata da dati AIS, dato che le unità hanno comunicato un’ avaria 2 giorni prima, torniamo lontani da San foca e pensiamo quanto sono sfortunati questi di TAP. Entrambi i mezzi marittimi subiscono un guasto all'AIS contemporaneamente, e qui, un attento operatore della CP che segue e verifica le operazioni, potrebbe dire ”ma cosa mi dici mai?”(cit. topo Gigio).
Delusi dall'impossibilità di registrare i movimenti, lunedì 24 diamo uno sguardo allo schermo, certi di trovarlo sgombero ed invece no, appare un puntino che torna da Otranto.
Ma lasciamo la Nautical Tide in tutta la sua smisurata evidenza e cerchiamo invece la Odin Finder: ma dove è finita?! Ci aveva trasmesso l’ultimo segnale puntando il largo a più di 10Mn da San Foca, e lì noi pensavamo che fosse, al largo, rispettosa dell'ordinanza e della sicurezza!
Fra sabato e domenica si sprecano gli scatti artistici del gigante di lamiera e della sua trivella incastonato fra Punta Cassano e San Foca, la Nautical Tide è a lavoro e, secondo alcuni, le vibrazioni si avvertono anche dalla terra ferma.
La rete viene inondata di foto, anche noi del comitato siamo stati colti dalla “febbre da turismo industriale”, cercando di carpire i segreti della nave. La vicinanza è tale che sembra quasi si possa colpirla con un sasso, ma tanto nessuno ci crede, “allucinazione collettiva”.
Lasciata la vena poetica, drammaticamente non supportata da dati AIS, dato che le unità hanno comunicato un’ avaria 2 giorni prima, torniamo lontani da San foca e pensiamo quanto sono sfortunati questi di TAP. Entrambi i mezzi marittimi subiscono un guasto all'AIS contemporaneamente, e qui, un attento operatore della CP che segue e verifica le operazioni, potrebbe dire ”ma cosa mi dici mai?”(cit. topo Gigio).
Delusi dall'impossibilità di registrare i movimenti, lunedì 24 diamo uno sguardo allo schermo, certi di trovarlo sgombero ed invece no, appare un puntino che torna da Otranto.
Un puntino che torna da Otranto?
E questi chi sono??
È la Odin Finder che avevamo lasciato a 15Mn di fronte a san Foca
che rientra, ma si avvicina da Otranto?!
Ci spostiamo sullo storico dei tracciati e scopriamo che le barche volano!
Da 15Mn di fronte San foca la Odin Finder ce la ritroviamo domenica a 0,7Mn dalla costa di fronte ai laghi Alimini, ma non è che è stata ferma, no, ha fatto un po' di avanti e indietro, così per ammazzare il tempo.
Ha lavorato? Ma no, è domenica ,giorno del signore! Non c'è un’ ordinanza che li autorizza a lavorare solo in uno stretto corridoio davanti San Foca?
E prima della ripresa dello storico del tracciato, che ha fatto?
A questo non sappiamo rispondere ma siamo fiduciosi, la provvidenza ci darà una risposta a breve.
In conclusione, noi non possiamo dare risposte inappuntabili, semplicemente perché non è nostro compito. Semmai, ci aspettiamo, insieme a tutti i cittadini che domenica hanno immortalato quanto avveniva a pochissime centinaia di metri dalla costa, che le autorità competenti risolvano tutti questi quesiti argomentandoli con dati oggettivi e non con una bella storiella, anche perché il Comune di Melendugno ha presentato una richiesta di accesso agli atti a tutti gli enti preposti.
Probabilmente qualcuno pensa che non riusciremo a fermare TAP, ma non pensi di riuscire a prenderci in giro.
Ci spostiamo sullo storico dei tracciati e scopriamo che le barche volano!
Da 15Mn di fronte San foca la Odin Finder ce la ritroviamo domenica a 0,7Mn dalla costa di fronte ai laghi Alimini, ma non è che è stata ferma, no, ha fatto un po' di avanti e indietro, così per ammazzare il tempo.
Ha lavorato? Ma no, è domenica ,giorno del signore! Non c'è un’ ordinanza che li autorizza a lavorare solo in uno stretto corridoio davanti San Foca?
E prima della ripresa dello storico del tracciato, che ha fatto?
A questo non sappiamo rispondere ma siamo fiduciosi, la provvidenza ci darà una risposta a breve.
In conclusione, noi non possiamo dare risposte inappuntabili, semplicemente perché non è nostro compito. Semmai, ci aspettiamo, insieme a tutti i cittadini che domenica hanno immortalato quanto avveniva a pochissime centinaia di metri dalla costa, che le autorità competenti risolvano tutti questi quesiti argomentandoli con dati oggettivi e non con una bella storiella, anche perché il Comune di Melendugno ha presentato una richiesta di accesso agli atti a tutti gli enti preposti.
Probabilmente qualcuno pensa che non riusciremo a fermare TAP, ma non pensi di riuscire a prenderci in giro.
sabato 22 febbraio 2014
MARE, NAVI E LO STRANO CASO DEL PETROLIO: LA NOSTRA VOCE ARRIVA FINO A LONDRA
di MARCO SANTORO VERRI
Scusate
il ritardo, rieccomi a scrivere sul blog.
Oggi,
22 febbraio dell’anno del Signore 2014, è il giorno sulle criticità ambientali
e sociali indetto dal movimento no TAV. Per noi del comitato no TAP è stato
naturale aderire all’iniziativa e questo
pomeriggio saremo a Lecce,ore 18:00 in piazza Sant'Oronzo, per un presidio con altri
amici che lottano per le altre criticità ambientali.
Saremo
lì anche per testimoniare solidarietà ai ragazzi della Val Susa ingiustamente
accusati di TERRORISMO grazie alla legge nascosta dietro al femminicidio,
trucco subdolo del governo uscente per proteggere interessi privati. Un recinto
conta più delle persone e delle loro proteste, in Italia i cittadini sono solo
clienti che non hanno diritto di lamentarsi.
Tornando a TAP, COSA è ACCADUTO IN
QUESTO PERIODO DI APPARENTE SILENZIO?
giovedì 20 febbraio 2014
NON VOGLIAMO LE COMPAGNIE PETROLIFERE! - Una comunità italiana dice NO al gasdotto
di Emma Hughes di Platform UK. Traduzione a cura di Maria Stefanizzi
Alessandro
Mancini mentre parla sbatte la mano su di un tavolo quadrato in
legno. Sono seduta in una calda cucina a parlare di gasdotti con
Alessandro e sua moglie Maria. La coppia si è trasferita in Puglia 3
anni fa dalla Danimarca – paese natìo di Maria. La famiglia
Mancini, con i 2 figli adolescenti, ha cambiato completamente il suo
stile di vita per poter tornare in una terra che Alessandro conosceva
sin dalla sua infanzia; hanno lasciato in Danimarca un'attività ben
avviata per dedicarsi all’agricoltura biologica. La coppia ha un
terreno di 13 ettari che usa per coltivare cicoria, insalata,
melanzane, pomodori che poi rivende alla gente del posto ed ai
turisti durante la stagione estiva. Hanno anche 200 alberi d’ulivo
(pochi se si pensa che buona parte dei proprietari ne possiede almeno
1000)che usano per produrre olio d’oliva - gli scarti della
lavorazione delle olive sono usati per scaldare la casa.
![]() |
| I Mancini fuori dalla loro casa |
A
Maria e Alessandro piacerebbe tanto avere una turbina eolica per
produrre l’energia di cui hanno bisogno, ma i costi sono proibitivi
– come d’altra parte lo sono per buona parte dei loro
concittadini. Questo è un posto dove la gente non ha o, non ha
bisogno di molti soldi per vivere.
Buona
parte della gente pensa a vivere dignitosamente, non ad accumulare
ricchezze. Le case non hanno riscaldamento visto che la gente usa
bruciare legna o scarti della lavorazione delle olive per riscaldarsi
in una zona dove l’inverno è breve e mite. Questo evita alla gente
di spendere grosse cifre per il riscaldamento, mentre l’elettricità
resta una delle spese più importanti. L’ambizione di Alessandro di
liberarsi dalle fonti fossili e dalle esorbitanti tariffe praticate
dalle compagnie energetiche sono cose di cui ho sentito molto parlare
nel giro di pochi giorni.
Ho
incontrato Maria e Alessandro 2 settimane fa quando sono arrivata da
Londra nel comune di Melendugno nell’Italia meridionale. Questo
insieme di città e frazioni ha, negli ultimi 3 anni, organizzato
silenziosamente una ferma ed impressionante resistenza ad una parte
di una immensa infrastruttura – il gasdotto
Euro-Caspian Mega Pipeline.
Il gasdotto, se costruito, percorrerà più di 4000km partendo dalle
coste dell’Azerbaijan sul mar Caspio, passando per Georgia,
Turchia, Grecia, Albania, attraversando il mare Adriatico, per
approdare nella località di San Foca nel comune di Melendugno. La
cosa non finisce qui perché il gas verrà pompato, attraverso un
altro gasdotto, dal sud al nord Italia.
Platform
UK nell’ultimo anno ha osservato il progetto “Euro Caspian Mega
Pipeline” ed ha incontrato gli attivisti di ”Azerbaijani
democracy” che ci hanno raccontato che il petrolio ed il gas della
nazione sono stati usati per rafforzare la posizione del repressivo
dittatore Ilham Aliyev. I cittadini di Melendugno su questo sono
avanti rispetto a noi – hanno iniziato ad organizzarsi contro
questo gasdotto tre anni fa.
Ma
la loro storia inizia ancora prima, con la costruzione di una centrale di smaltimento rifiuti (Ecolio) a Melendugno. L’impianto arrivò senza
preavviso e senza alcuna autorizzazione da parte della comunità
locale. Un imprenditore comprò un pezzo di terra ed improvvisamente
sbucò l’impianto. Quando la comunità si rese conto di quello che
stava accadendo era oramai troppo tardi. L’episodio sconcertò la
popolazione al punto da convincerla che qualsiasi nuovo progetto
sarebbe stato attentamente valutato prima della sua realizzazione.
Molta gente del posto ha amici che vivono nella vicina città di
Brindisi dove sorge una centrale a carbone che crea grossi danni alla
salute della popolazione.
![]() |
| Tracciato on-shore di TAP |
Quindi
quando nel 2010 un abitante del posto scoprì che Trans-Adriatic
Pipeline (TAP) – un segmento cruciale del gasdotto Euro-Caspian
Mega Pipeline – sarebbe approdato proprio in zona, si formò
rapidamente un gruppo per analizzare cosa questo progetto avrebbe
comportato. Inizialmente il gasdotto doveva approdare a Brindisi, ma
nel 2010 si decise di cambiare destinazione preferendo la meno
sviluppata Melendugno. La comunità scoprì inoltre che TAP non era
l’unico progetto ad interessare la zona ma che nella vicina
Otranto, distante pochi chilometri, sarebbe arrivato il gasdotto
della Poseidon Oil. Mentre i dettagli su Poseidon sono molto scarni
(non si sa neanche da dove arriverà l'approvvigionamento) è invece
chiaro che la Puglia è stata destinata, dalle compagnie energetiche,
ad approdo per gasdotti. La gente del posto è riuscita a far
rigettare il progetto Poseidon per ben due volte, ma ha dovuto
spostare l’attenzione su TAP, dal momento che a migliaia di
chilometri di distanza, sia il regime di Aleyev che BP hanno deciso
che bisogna portare il gas in Europa. Diverse piccole associazioni
attive sul territorio (reAzione, Tramontana) si sono unite per
formare il Comitato No TAP – alcune erano associazioni
ambientaliste, altri erano gruppi politici ed altri erano gruppi di
cittadini. Il risultato? Un gruppo di persone ben organizzato che non
solo è fermamente contrario ad un progetto energetico di origine
fossile ma allo stesso tempo cerca delle soluzioni alternative.
Le
parole di Maria Mancini:
“E’ pazzesco, non c’è logica in tutto questo. Rovinerà il paesaggio e la gente. La gente che vive qui non vuole questo progetto. Ce lo rifileranno perché non siamo abbastanza ricchi e forti da farci ascoltare quando diciamo di no.”
Forse
non è ricca, ma la gente di Melendugno è dannatamente organizzata.
Hanno già prodotto un'obiezione
alla valutazione d’impatto ambientale (VIA), un documento di 80
pagine in cui si evidenziano i vari problemi derivanti dall’impatto
di queste compagnie sul territorio. BP, Aliyev e il consorzio
TAP non riusciranno a fare indisturbati i propri comodi in questo
meraviglioso scorcio d’Italia.
giovedì 13 febbraio 2014
intervista a Marco su IDEA giornale albanese.
Perché siete
contro il progetto TAP che passa attraverso l'Albania per raggiungere l'Italia?
Buongiorno, sono Marco e faccio parte del comitato
No TAP che qui in Italia si oppone alla costruzzione del Trans Adriatic
Pipeline.Quando tre anni fa abbiamo iniziato la nostra lotta, contro il
gasdotto, lo abbiamo fatto spinti dalla
voglia di difendere l’ambiente, perchè non capivamo come poteva, un progetto
così grosso e industriale, inserirsi in una terra da sempre agricola, di pesca
e da qualche anno molto spinta verso il turismo.
Per poterci opporre a tale opera abbiamo
dovuto studiarne il progetto, gli asset societari, i fondi con cui verrà
finanziato.
In breve tempo ci siamo ritrovati a informarci
e a studiare anche geopolitica.
Da quel momento la nostra battaglia ha preso
una visione più ampia, meno territoriale, più volta verso gli interessi comuni.
TAP dovrebbeessere finanziata da Project Bond,
fondi della comunità europea considerati ad alto rischio (si veda il progetto
Castor in Spagna). Quindi soldi pubblici nelle mani di soggetti privati.
TAP trasporterà solo il 2% del fabisogno
Europeo, e la su destinazione non è ne Albania, ne Grecia tantomeno Italia, ma
l’Hub del gas europeo in Austria. Ci vogliono far credere che avremo la
diversificazione dell’approvigionamento del gas per poter avere sconti in
bolletta, nel frattempo si firmano nuovi accordi con la Russia.
Si calpesta
la dignità delle persone, si calpesta il diritto di una popolazione o delle
popolazioni di decidere il proprio sistema di sviluppo, per cosa? Per una
presunta strategia energetica europea, strategia che, se si va a vedere bene,
non esiste, ma esiste un sistema ben oleato di far transitare soldi in paradisi
fiscali. TAP ha sede a Baar (CH), noto paradiso fiscale, ed ha un asset
societario per nulla chiaro.
I governi di Albania, Grecia e Italia, per
poter avere questo progetto, hanno dovuto firmare degli accordi con
l’Azerbaijan, un paese sotto una dittatura parlamentare, un paese che non
rispetta i diritti umani e dove è soppressa ogni forma di protesta contro il
presidente Ilham Aliyev, figlio del
presidente uscente Heidar Aliev,
la loro famiglia da sempre ha affari nel mondo del gas.
Secondo voi quali sono i
rischi, perché in Albania, è visto come un progetto storico per la nostra
regione che aumenterà l'occupazione e riduzionera gli prezzi del gas?
Come dicevo, quello della riduzione del prezzo
del gas è solo un miraggio. Come potrebbe un maggiore approvigionamento e una
maggiore diversificazione abbassarne il prezzo dato che è vincolato al quello
del petrolio?
La farsa dell’occupazione poi è fantastica,
parlano di corsi di formazione per preparare le ditte interessate alla
costruzione mentre i lavori dovrebbero iniziare nel 2015, mi sorge qualche
dubbio, dubbi che aumentano quando leggi sull’ESIA del progetto che hanno paura
di tenzioni sociali per le possibili mancate aspettative occupazionali.
Puntano a farvi vedere un’opportunità di
sviluppo e premono sul tasto occupazionale nella stessa maniera in cui lo fanno
qui, promettono posti di lavoro a ditte (da rumors, le promesse per le ditte
italiane sarebbero quelle di andare a lavorare alla realizzazione del gasdotto
da voi in Albania (!!?) ).
Per conoscere meglio gli aspetti finanziari
del progetto vi invito a visitare il sito di Recommon- www.recommon.org e le loro pubblicazioni
sull’energia.
Perché pensi che l'Albania è
in pericolo? Hai rapporti?
Spiegato che i rischi economici sono uguali per Italia, Grecia, e
Albania, vediamo anche l’aspetto ambientale in Albania.
Per poterci opporre a TAP, come dicevamo, abbiamo dovuto studiare a
fondo la situazione e considerare il progetto nel suo insieme, dalla partenza in
azerbaijan fino al suo arrivo sul nostro territorio. Naturalmente il nostro
lavoro di ricerca non avrebbe avuto molto valore se non accertato e coadiuvato
da un equipe di 40 esperti chi nel settore energetico, chi in quello
ambientale, chi in quello tecnologico.
Per questo ci siamo avvalsi delle conoscenze e dell’esperienza del
Prof. Borri che ha coordinato tutta l’equipe.
Il professor Borri ha studiato insieme a noi il progetto e ha messo a
disposizione la sua preparazione dai suoi studi si evince che: “Da notare, peraltro, che il gasdotto TAP AG, che dal
confine Greco-Turco a Kipoi si spinge verso est – verso l’Adriatico nel quale
dovrà immergersi – quando arriva a una certa distanza dal mare della Grecia,
pregevole e rinomato per turismo può dirsi al pari di quello Salentino, devia
per andare in Albania per quindi di lì – non dalla Grecia e dalle sue pregevoli
località costiere – immergersi in Adriatico dopo aver valicato prima i monti
alla rilevante quota di ben 1.800 mslm, massima su tutto il tracciato di quasi
900 km del tratto di gasdotto preso in carico dalla TAP AG, e poi le pianure
dell’Albania: può ipotizzarsi, conseguentemente, che la deviazione
Greco-Albanese dello sbocco costiero in Adriatico sia non casuale ma chiesta
dalla Grecia per proteggere la propria
costa e il proprio mare, e le proprie comunità e economie costiere dalla parte
più invasiva dell’infrastruttura, ossia dalla parte sottomarina con le sue due
testate di partenza dalla e di approdo sulla costa”(dal contro-rapporto per la
Valutazione di Impatto Ambientale). In più mi sorgono dubbi su come si possa
realizzare un gasdotto sulle montagne albanesi e lungo il canale tra Fier e Otranto
che possono essere considerati a rischio sismico.
Quale il rischio per
l'Italia? E la Grecia?
Ritorniamo sugli aspetti economici. L’italia ha solo da rimetterci da
questo gasdotto. Per Albania, Grecia e
Italia non sono previste forniture di gas e tanto meno un abbassamento del suo
prezzo; in Italia, in più, non esiste un progetto che colleghi TAP dall’approdo
alla rete nazionale e questo progetto, con il conseguente raddoppio della linea
Italiana che dovrebbe portare il gas in Austria, lo dovrebbe costruire la ditta
italiana Snam con i soldi dei contribuenti, quindi con un + in bolletta e se il
progetto, in fase realizzativa, avesse dei problemi estranei al progetto stesso
(vedi terremoto o altre calamità), grazie ai Project Bond, sarebbero i tre
stati contraenti l’accordo a dover pagare (ci rifacciamo sempre all’esempio di
Castor in Spagna).
I danni per l’ambiete sono in mare, perchè verrà posato un tubo, e
questo tubo passerà a diverse profondità e per avere una stabilità sarà fermato
con del calcestruzzo e altro materiale. E, sulla terra ferma,sarà fatto uno
squarcio nelle piantagioni di ulivi (fonte di reddito per molti Italiani) e
nelle zone di interesse ambientale e naturalistico con la presenza di fitta
macchia mediterranea (sono solo 9 i km interessati da TAP, ma a questi vanno
aggiunti quelli che occorrrono per arrivare alla rete Europa a Minerbio –
centro nord Italia-). In Grecia il Gasdotto passerà per una delle zone più
fertili e produttive e il suo passaggio interesserà 610 km. Si tenga presente
che non è solo la lunghezza a preoccupare ma anche la larghezza avendo lo scavo
un’area di asservimento di 100 metri circa su cui sarà impossibile piantare
alberi e costruire case.
Quali misure state prendendo
contro TAP?
Per opporsi a multinazionali del profito, per opporsi a chi calpesta la
dignità delle persone imponendo progetti che hanno il solo fine di spostare
enormi capitali, l’unico modo è quello di cercare di capirne sempre di più,
informarsi e informare, fare rete con le diverse associazioni che si battono
per gli stessi diritti, siano esse in Italia, Albania o Grecia. Il progetto va
studiato in tutti i particolari, da
quello economico a quello ambientale e va fermato ovunque ci sia una lacuna nel
progetto o nell’iter autorizzativo. Nella nostra protesta non ci sono forme di
violenza e ci opponiamo con le idee e con lo studio, sensibilizzando la
popolazione e, come dicevo, cercando di fare rete anche con le altre nazioni.
Il nostro sogno sarebbe di riuscire a trovare gli oppositori a questo progetto
anche in Azerbaijan, ma la vedo dura visto chi governa in quella regione.
Come la vedete il futuro della
regione se TAP si realizzerà come progetto?
La costruzione di TAP parte dall’Italia e dal suo approdo, poi si andrà
a ritroso verso i giacimenti azeri. Noi non daremo vita facile a questa
realizzazione perchè sappiamo che è in gioco molto, non solo l’ambiente, ma
anche il rischio di dover subire il cambio nella vita. La nostra terra
(salento) è stata sempre dedita ad agricoltura e pesca, ora è anche una zona
turistica, non possiamo e vogliamo diventare una zona industriale grazie alla
realizzazione di un gasdotto con una centrale di 12 ettari. Non vogliamo
aggravare la situazione ambientale pugliese che già subisce una centrale a
Carbone, un sito siderurgico e uno petrolchimico che inquinano e sono causa di
tumori. E non vorrei che nella vostra nazione, con la scusa del ricatto
occupazionale, con la scusa del progresso, possano avere lo stesso
atteggiamento.
Trovi il supporto per
opporsi? Che pensano gli italiani? E che cosa si fa a convincere gli albanesi e
greci contro di TAP?
Come spesso accade in tutto il mondo, le persone preferiscono vivere
tranquille senza il peso di una lotta. Sono disincantate e subiscono quasi
passivamente le scelte cadute dall’alto, quasi una rassegnazione una sfiducia.
Noi siamo partiti nello scetticismo totale, abbiamo lavorato in questi
tre anni per fermare e informare. Abbiamo bloccato il primo progetto Italiano
di Tap ed a gennaio il secondo, grazie ad osservazioni e mobilitazione di
genti.
Adesso la gente ha più fiducia e ci segue, ci invita a incontri per
conoscere il problema, facciamo più rete con chi, in Italia e nel resto del
mondo si oppone questo sistema di sviluppo che vede i cittadini lontani dalle
decisioni che contano.
I Greci e gli Albanesi non dobbiamo convincerli, sono loro che devono
iniziare ad informarsi su cosa sta accadendo sul loro territorio, sono loro ad
avere il polso della situazione, noi saremo ben lieti di aiutare e unirci per
fermare questo mostro di nome TAP.
Perfavore
mi presenti le tue conoscence del settore?
Il comitato è formato da semplici cittadini,
ognuno con il suo carico di esperienze in ambito alla lotta per la salvaguardia
dell’ambiente e le lotte nel sociale.è formato da tecnici, operatori turistici,
o artisti, come nel mio caso. Naturalemente ci si avvale dell’esperienza e
delle competenze di professori universitari e altre figure professionali.
Grazie per lo spazio concesso al nostro
comitato e invitiamo i lettori a venirci a trovare sulle pagina facebook del
comitato no tap
Grazie!
Dorina Bilbili
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